Ottobre 12, 2026

Il mio giornalismo

il mio giornalismo

Il mio giornalismo è ispirato da due maestri, Julian Assange e Michael Rezendes, uomini che attraversano il potere senza inginocchiarsi. Da loro ho imparato che una notizia non appartiene ai governi, agli editori oppure ai tribunali, appartiene alla coscienza. Il giornalismo è verità assoluta, una missione di liberazione, una esfiltrazione di prigionieri morali e intellettuali dalle catene delle anime oscure. Ogni inchiesta deve aprire una cella, spezzare un silenzio, restituire voce a chi è stato cancellato, umiliato, sepolto sotto menzogne.

Il mio giornalismo

Assange mostra quanto possa costare rivelare ciò che gli imperi pretendono di nascondere, Rezendes dimostra che nessuna istituzione è intoccabile. Il giornalista non accompagna il potere, lo sorveglia, non accetta comunicati come verità, cerca documenti, testimonianze, contraddizioni e responsabilità. Scrivere significa entrare nella stanza, accendere la luce e lasciare che tutti vedano quello che pochi custodivano per difendere privilegi. Non considero il giornalismo un mestiere, lo considero una responsabilità, una battaglia combattuta con parole affilate, prove solide e schiena diritta. La paura può bussare, minacciare, insinuarsi, ma non deve dettare il titolo, modificare una domanda oppure addomesticare una verità. Questa è la mia idea di giornalismo, liberare le coscienze, disturbare i potenti e restituire agli uomini il diritto di conoscere.