Il Pd ha smarrito perfino la propria ombra. Sono preoccupato per questa sinistra. L’ennesimo scivolone del Pd è rappresentato dalla frase: “Manifestare per la Palestina è chic”. Definire “chic” una mobilitazione contro bombardamenti, occupazione, fame e distruzione significa trasformare una tragedia umana in una questione di abbigliamento politico. La Palestina non è una passerella per dirigenti in cerca di fotografie. Non è un accessorio elettorale da indossare quando conviene e nascondere quando disturba.
Il Pd riesce nel capolavoro della contraddizione permanente
Il Pd riesce nel capolavoro della contraddizione permanente: manifesta contro il governo, ma troppo spesso ne rincorre linguaggio, priorità e paure. Parla di pace, ma sostiene l’invio delle armi. Critica il riarmo, poi accetta la logica militare imposta dalla NATO e dall’Unione europea. Difende il lavoro, ma non ha mai reciso davvero il cordone ombelicale con il Jobs Act, la precarizzazione e la stagione delle liberalizzazioni selvagge. Invoca la sanità pubblica, ma nelle regioni amministrate per anni dal centrosinistra sono cresciuti convenzioni, esternalizzazioni, cooperative e interessi privati.
Dimentica il passato
Promette accoglienza, ma dimentica i decreti Minniti, gli accordi con la Libia e quella sicurezza trasformata in sospetto permanente contro gli ultimi. Parla ai giovani soltanto quando arrivano le elezioni. Poi li riconsegna agli affitti impossibili, agli stage gratuiti e ai contratti da fame. Questa è la povertà paradossale della campagna elettorale del Pd: molte parole contro la destra, pochissime idee capaci di spezzarne realmente il potere.
Il Pd riesce nel capolavoro della contraddizione permanente
Il partito di Elly Schlein denuncia Giorgia Meloni, ma teme qualsiasi proposta che possa spaventare banche, grandi imprese, assicurazioni e gruppi finanziari. Vuole apparire radicale senza disturbare nessuno. Cerca contemporaneamente il voto dell’operaio, l’approvazione dei mercati e l’applauso dei salotti televisivi. Promette uguaglianza, però evita una vera redistribuzione della ricchezza. Pronuncia la parola “sociale”, ma la accompagna sempre con prudenza, compatibilità e rinuncia.
Solo Conte…
Nel frattempo Giuseppe Conte continua a costruire una proposta politica riconoscibile, comprensibile e legata ai problemi reali. Conte insiste sul salario minimo legale di nove euro lordi, accompagnato dal rafforzamento della contrattazione collettiva e dal contrasto ai contratti pirata. La proposta depositata dal Movimento tutela soprattutto giovani e donne, categorie maggiormente esposte alle retribuzioni insufficienti. Movimento 5 Stelle continua a difendere la sanità pubblica, l’aumento delle retribuzioni per infermieri e operatori, gli investimenti nei servizi territoriali e la riduzione delle liste d’attesa.
Il Pd… ma in realtà se non ci fosse Conte la sinistra imploderebbe
Propone di colpire gli extraprofitti, proteggere le famiglie indebitate, sostenere chi perde il lavoro e restituire allo Stato una funzione economica concreta. Sul piano internazionale rifiuta la guerra come unica risposta possibile. Cerca una via diplomatica mentre molti dirigenti progressisti gareggiano per mostrarsi affidabili davanti ai generali. Conte ha compreso una cosa elementare: la sinistra non può vincere copiando la destra, perché l’elettore sceglierà sempre l’originale invece della sua imitazione impaurita.
La corsa ferma
Fratelli d’Italia continua intanto a mantenere una previsione elettorale robusta. Tuttavia la coalizione potrebbe avere bisogno dei voti raccolti da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale. Il partito dell’ex generale è ormai una forza autonoma della destra radicale. Propone l’abolizione delle unioni civili omosessuali e l’espulsione degli immigrati considerati non assimilati. Vannacci chiama “patriarcato mediterraneo” quella che appare invece come una restaurazione totale del dominio maschile, accuratamente profumata con parole come protezione, famiglia e tradizione.
Vannacci…
Il suo maschio deve essere forte, dominare le emozioni, proteggere la donna e guidare la famiglia. La donna torna dunque proprietà morale dell’uomo. Non è protezione è controllo. Non è tradizione è regressione. Non è famiglia è un recinto costruito intorno alla libertà femminile. Il patriarcato non protegge le donne: stabilisce chi comanda, chi obbedisce, chi decide e chi deve ringraziare per la propria subordinazione. Vannacci trasforma il risentimento in programma politico. Cerca consenso tra uomini spaventati dall’emancipazione femminile, dalla libertà sessuale e dalla società che cambia. La sua propaganda indica continuamente un nemico: la donna indipendente, l’omosessuale, lo straniero, l’Europa, il diverso, chiunque rifiuti la caserma culturale.
Mario Monti ha paragonato pubblicamente questa retorica ai meccanismi utilizzati dal fascismo per alimentare insoddisfazione e rancore. Non si tratta dunque di semplice folklore militare. Giorgia Meloni potrebbe trovarsi davanti a una scelta terribile: governare con Vannacci oppure perdere una parte decisiva dell’elettorato della destra più estrema.
Il Pd ha smarrito perfino la propria ombra
Il Pd dovrebbe rappresentare l’alternativa. Invece continua a inseguire quella medesima destra, sperando di batterla sul suo terreno e utilizzando le sue stesse parole. Conte, almeno, prova a riportare la politica dentro salari, ospedali, pensioni, bollette, pace, diritti sociali e dignità del lavoro. Questa dovrebbe essere la sinistra. Tutto il resto somiglia ormai a una campagna pubblicitaria povera, confusa e disperatamente priva di coraggio.
© Fabio Fiorina – da centorighe.com
