Amici d’infanzia: quando il rock diventa memoria
“Amici d’infanzia” è una puntata che profuma di dischi ascoltati insieme, pianerottoli condivisi, discussioni musicali infinite e amicizie capaci di attraversare gli anni. Ray The Flame accoglie Andrea e Massimiliano Bellocchi, amici cresciuti nello stesso condominio, lasciando che siano le canzoni a ricostruire passioni, caratteri e ricordi.
Massimiliano sceglie la musica italiana, partendo da Ivan Graziani e dalla forza ruvida di “Pigro”, brano intelligente, pungente, sorretto da una chitarra capace di graffiare senza perdere eleganza. Arrivano poi Sergio Caputo, con l’ironia raffinata di “Garibaldi innamorato”, ed Edoardo Bennato, menestrello ribelle che attraverso “Sono solo canzonette” continua a colpire il sistema, i partiti, il conformismo e quella serietà di cartone esibita dal potere.
Andrea porta invece il grande rock internazionale, dai Rolling Stones di “Can’t You Hear Me Knocking” ai Doors di “Touch Me”, fino ai Lynyrd Skynyrd di “That Smell”. Ogni scelta diventa occasione per parlare di musicisti, assoli, voci irripetibili, incidenti, dipendenze, provocazioni e leggende, senza trasformare la conversazione in una fredda lezione da conservatorio.
Ray aggiunge Samuele Bersani, gli Steely Dan e una versione epica di “White Room” interpretata dagli Spin 1to2, celebrando musicisti straordinari come Phil Palmer, Steve Ferrone, Paul Carrack e Tony Levin.
È questo il cuore della puntata: non una classifica costruita per compiacere tutti, ma un incontro sincero fra sensibilità differenti. Massimiliano custodisce la canzone italiana, Andrea difende il rock più viscerale, Ray unisce i mondi, commenta, provoca e restituisce alla radio la spontaneità perduta.
Il risultato è una trasmissione autentica, divertente e competente, dove nessuno recita la parte dell’esperto irraggiungibile. La musica viene raccontata con affetto, opinioni nette, qualche battuta e molta libertà, senza nostalgia costruita, pose, distanze o finzioni. Perché il rock, quando nasce tra amici veri, non appartiene soltanto al passato: continua a vivere, discutere, provocare e ricordarci chi siamo davvero.
