Fuori Fuoco è un monologo teatrale intenso, ruvido, profondamente umano, scritto da Fabio Fiorina per raccontare ciò che rimane dentro un giornalista quando la guerra finisce soltanto nelle notizie. Il protagonista è un freelance veterano, soprannominato “l’Estremo”, un uomo che ha attraversato il Libano, Israele e l’Ucraina, raccogliendo voci, immagini, paure, corpi, silenzi che nessun titolo potrà mai contenere. La sua carriera è una strada coperta di polvere e sangue, sospesa tra il bisogno di testimoniare la verità e la nausea verso un sistema mediatico corrotto, spesso inginocchiato davanti al potere, alla propaganda, al denaro.
Fuori Fuoco
L’Estremo parla direttamente al pubblico, senza protezioni, confessando le proprie cadute, gli eccessi, le fughe, le notti trascorse cercando di dimenticare gli occhi delle vittime. Ogni parola diventa una resa dei conti con se stesso, perché raccontare il dolore degli altri significa assumersi una responsabilità che non termina quando viene spento il registratore. Sulla scena bastano pochi oggetti, un elmetto blu, un vecchio registratore, alcuni taccuini consumati, fotografie ormai scolorite, frammenti di memoria che continuano ostinatamente a respirare. Non sono semplici elementi teatrali, ma testimoni muti di una battaglia contro le verità confezionate, le narrazioni ufficiali, le menzogne ripetute fino a sembrare credibili.
La confessione
Fuori Fuoco interroga lo spettatore sulla natura della verità in un tempo dominato dagli algoritmi, dall’indifferenza, dalla velocità che divora ogni tragedia. Chi decide cosa dobbiamo vedere, quale vittima merita attenzione, quale guerra deve essere raccontata e quale, invece, può scomparire? Questo monologo è un atto di resistenza umana, un grido contro l’assuefazione, una dichiarazione d’amore verso il giornalismo libero. Non offre risposte rassicuranti, non costruisce eroi, non promette certezze, ma invita ad ascoltare ciò che il potere vorrebbe lasciare fuori fuoco.
