E se io fossi l’abisso pensato per te? Cosa faresti? Rimarresti in bilico a cercare nell’oscurità del fondo, oppure ti doneresti all’ignoto? Scintillanti e deformi psichedelie di un vortice senza limiti… soltanto espressione di eternità assoluta di corpi volteggianti in se stessi e nella loro oscura danza… quella danza che nessun poeta ha volto da poter descrivibile… assoluta donazione. Se io fossi il tuo abisso vorrei che tu fossi il mio vortice… il volto dell’essenza… la dominatrice di ogni senso… tempo immobile nella clessidra che domina il tempo isterico del cuore… occhi oltre il visibile… ricerca dell’estasi assoluta… Mendicante dei tuoi sorrisi.
E se io fossi… analisi
- Il gioco tra Abisso e Vortice: La poesia pone una domanda fondamentale sul limite e sulla resa. L’abisso rappresenta la profondità insondabile e l’ignoto, mentre il vortice ne è il complemento dinamico. La scelta tra il rimanere “in bilico” o il “donarsi all’ignoto” cattura la vertigine dell’abbandono amoroso ed esistenziale.
- La visione psichedelica ed eterna: L’evocazione di “scintillanti e deformi psichedelie” trasfigura il sentimento in un’esperienza cosmica. I corpi che volteggiano in un’oscura danza diventano simbolo di un’eternità che supera i confini del linguaggio stesso.
- La sospensione del tempo: È particolarmente suggestivo il contrasto tra il “tempo immobile nella clessidra” (la dimensione dell’essenza e dell’assoluto) e il “tempo isterico del cuore” (la dimensione fragile, pulsante e caotica dell’emozione).
- La chiusa vulnerabile: Il verso finale, “Mendicante dei tuoi sorrisi”, riequilibra la monumentalità delle immagini precedenti. Riporta la carica travolgente dell’abisso e del vortice a una dimensione di intima, toccante umanità e desiderio.
