IL NUOVO PATTO SOCIALE: RICOSTRUIRE L’ITALIA PARTENDO DALLA DIGNITÀ.
L’Italia non può continuare a vivere di bonus, elemosine elettorali e provvedimenti destinati a scadere prima ancora di produrre risultati. Serve una visione organica. Serve un nuovo accordo tra cittadini, imprese e Stato. Il Nuovo Patto Sociale nasce da questa necessità: ricostruire il Paese mettendo al centro sicurezza economica, autonomia e dignità.
IL NUOVO PATTO SOCIALE
Il primo pilastro è il lavoro. Non un lavoro qualsiasi, precario e sottopagato, ma un lavoro capace di restituire libertà. Il salario minimo dovrà essere inderogabile, mentre le imprese che utilizzano continuamente contratti precari subiranno una penalizzazione contributiva. Ai giovani sarà garantito un primo impiego vero. Gli stage gratuiti verranno aboliti perché il lavoro non è volontariato obbligatorio.
Lavoro per tutti
Quarantenni, cinquantenni e sessantenni non saranno più considerati materiale umano scaduto. La riqualificazione dovrà iniziare prima del licenziamento, soprattutto nei settori travolti dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. Nessuno dovrà essere espulso dal mercato senza una concreta possibilità di ricollocazione. Anche il welfare cambierà volto. Agli anziani sarà garantita assistenza domiciliare universale. Le persone con disabilità complesse avranno un Budget Personale di Vita costruito sulle esigenze reali. Il Terzo Mercato abitativo offrirà case a canoni sostenibili, mentre asili e servizi per l’infanzia permetteranno alle famiglie di non scegliere tra figli e lavoro.
Uguaglianza
La piena uguaglianza civile non sarà più rinviabile. Matrimonio egualitario, tutela delle persone LGBTQ+ e Fondo di Autonomia per le donne che fuggono dalla violenza diventeranno diritti concreti. Le risorse esistono. Bisogna recuperare l’evasione fiscale, tassare le grandi concentrazioni patrimoniali e tagliare riarmo, sprechi e digitalizzazioni inutili. Il denaro pubblico dovrà tornare ai cittadini. Proteggere non significa assistere passivamente. Significa offrire strumenti, costruire opportunità e impedire che la paura del futuro diventi l’unica politica nazionale.

