L’INCIAMPO DI GIOBBE E DEL SUO DIO: CREDERE SENZA RINUNCIARE A PENSARE
Dedicato «a tutti coloro che credono senza pensare», L’inciampo di Giobbe e del suo Dio di Fabio Fiorina non attacca la fede, ma quella rinuncia alla ragione che trasforma la Scrittura in un oggetto intoccabile, sottratto alle domande, al dubbio e persino al giudizio morale; il saggio riporta fedelmente il Libro di Giobbe e lo attraversa mediante un’analisi critico-testuale, evidenziando contraddizioni che secoli di interpretazioni accomodanti hanno tentato di nascondere.
L’inciampo di Giobbe e del suo Dio
La prima anomalia riguarda Satana, non l’angelo ribelle cacciato dal Cielo raccontato dalla tradizione successiva, bensì Satanael, collaboratore, accusatore ed esecutore della volontà divina, incaricato di mettere alla prova la fede e la pietas dell’uomo; il male inflitto a Giobbe, dunque, non nasce da un potere indipendente contrapposto a Dio, ma viene autorizzato, provocato e osservato dallo stesso Creatore, trasformando la sofferenza di un innocente in una scommessa celeste.
Seconda anomalia
La seconda anomalia appartiene a Giobbe, uomo integro, privato dei figli, delle ricchezze, della salute e della dignità, capace di abbandonare la rassegnazione e aprire una controversia dialettica contro la presunta giustizia divina; Giobbe costringe Dio a intervenire, ma inciampa proprio quando non gli chiede direttamente conto della distruzione patita, non pronuncia fino in fondo l’accusa che Abramo ebbe invece il coraggio di sollevare intercedendo per Sodoma e Gomorra.
L’inciampo di Giobbe e del suo Dio
Infine emerge l’inciampo più grave, quello di Dio, raffigurato in molte pagine dell’Antico Testamento come iracondo, geloso e narcisista, capace di pretendere il sacrificio di Isacco, ordinare stermini e contraddire il comandamento eterno del «Non uccidere»; Fiorina rifiuta questa immagine bellicosa, perché un Dio che ordina la violenza diventa prigioniero della violenza stessa, riaffermando la ricerca di un Creatore misericordioso, amorevole e lontano dal sangue, poiché credere non significa obbedire ciecamente, ma continuare a domandare dove siano la giustizia, l’amore e la verità.

